IL PARTITO REGIONALE DI CORLEONE...

 

Il Gazzettino del 17 dicembre 2002 riporta, nelle cronache relative all'attività del consiglio provinciale di Udine, notizia di un'iniziativa del consigliere Franco Corleone della "Colomba". Più correttamente Corleone rappresenta i "Verdi" poiché in tale lista risultò eletto nel giugno 2001 nel collegio di Paularo.

Se deve inorgoglirci la presenza di Corleone, già sottosegretario alla giustizia, nel consesso provinciale del quale anch'io ho fatto modestamente parte come ultimo consigliere autonomista eletto (1995-1999), desta qualche perplessità una sua recentissima uscita.
Corleone, forse candidato in collegio di Paularo in virtù di una commovente storia di parenti carnici (preferiamo questa versione ad un'altra che lo vorrebbe candidato perché nome di prestigio, alla stregua di tanti "big" paracadutati nelle colonie friulane in questi ultimi anni, sempre digeriti dagli elettori e mai giudicati "foresti"), dimostra di ignorare la storia politica del Friuli, regione nella quale attualmente opera politicamente, in assenza di un mandato parlamentare.
Egli, infatti, si fa propugnatore di un "partito regionale" che, se sorgesse, potrebbe ben essere strenuo paladino della integrale e fattiva applicazione della legge 482/1999, ovvero la ben nota legge recante il titolo "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche", il cui testo fu appunto presentato dallo stesso Corleone (al quale dunque dobbiamo essere grati) come primo firmatario, nonché da Marco Boato e dal friulano Elvio Ruffino il 9 maggio 1996 dopo innumerevoli precedenti tentativi (come si ricorderà) di condurre in porto analoghe proposte di legge.
In questa regione un partito regionale c'è indubbiamente stato ed è il Movimento Friuli, presente in consiglio regionale ininterrottamente con propri rappresentanti dal 1968 al 1993. Andato in quiescenza detto movimento, nel quale anche chi scrive ha militato (e non sembri un risveglio dello stesso la recente realizzazione dell'operazione-Cecotti, frutto del caso e proprio perché del tutto casuale non riproposta in occasione delle provinciali del 1999 e 2001 e delle politiche 2001), sono sorte varie sigle autonomiste. Che il Movimento Friuli, nella sua venticinquennale presenza nell'assemblea regionale, non sia riuscito a costituire il partito regionale sperato oggi (fine 2002, sic!) da Corleone è indubbiamente possibile, ma che l'autonomismo e il regionalismo friulano debbano partire dall'anno zero in virtù dell'opinione dell'illustre consigliere provinciale già parlamentare e sottosegretario fa un pochino sorridere.
Se poi ai Verdi, in questa fase politica (presenza nella giunta e nella maggioranza del padano Cecotti) fa comodo strizzare l'occhio agli autonomisti, lo riteniamo del tutto comprensibile anche per conservare utili posizioni di potere. Ma sono loro che si sono avvicinati alle nostre posizioni e abbiano quindi rispetto della storia e dei personaggi dell'autonomismo friulano, scomparsi e tutt'ora viventi.
Alberto di Caporiacco

Udine, 17.12.02
Pubblicato su Il Gazzettino del Friuli di 19.12.02