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ELEZIONI
La politica fa
male
In risposta a una domanda rivoltale da un intervistatore del Tg3 (riportata il
15 gennaio 2003 anche da codesta testata) la vicepresidente Alessandra Guerra,
subito dopo essere stata indicata dal Carroccio quale possibile candidata alla
presidenza della Regione nelle prossime consultazioni elettorali, ha affermato,
tra l’altro: «La politica in questi dieci anni mi ha fatto tanto male».
Sia il tono delle parole sia l’espressione del volto facevano trasparire una
vera sofferenza; sembrava, tanto per intenderci, fosse reduce da una cerimonia
funebre. Ora, in attesa che la gentile signora, alla prima occasione, sia meno
misteriosa in proposito, da semplice cittadino vorrei garbatamente aiutarla a
riprendersi dallo stato di prostrazione in cui versa, ricordandole che la
politica non le ha poi fatto tanto male: è grazie a essa infatti che ha potuto
abbandonare l’insegnamento precario e dedicarsi alla “missione” di pubblico
amministratore. Tale “status” le consente da un lato di godere di un indubbio
prestigio presso l’opinione pubblica, dall’altro di togliersi qualche
soddisfazione anche dal punto di vista materiale.
A quest’ultimo proposito le rammento che, da dieci anni, sta percependo (in
relazione ai ruoli ricoperti) un’indennità mensile che attualmente si aggira
attorno a 13 mila euro lordi, cifra neanche lontanamente immaginabile dalla
quasi totalità dei comuni mortali dediti al quotidiano lavoro (insegnanti
precari compresi). In aggiunta, si è già assicurata un’indennità di fine mandato
pari a 10 mila euro per ogni anno di presenza in consiglio, ovvero 100 mila
euro, e, al compimento del 60º anno d’età (salvo anticipazione a 55 anni), una
pensione (eufemisticamente chiamata assegno vitalizio) pari a euro 3.380
mensili, importo agganciato all’indennità dei consiglieri in servizio e
corrisposto senza sottostare al vigente limite minimo di 20 anni di
contribuzione previsto per l’universalità dei lavoratori.
Per quanto mi riguarda, in occasione delle prossime elezioni, farò le mie scelte
in modo tale da evitare che lo stato di sofferenza denunciato le venga
procrastinato.
Alcide Cattarinussi
Udine
Pubblicato sul Messaggero Veneto di udine - rubrica lettere - del 3 febbraio
2003
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