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Perché “macacadis”?
Perché mai come in questi tempi il Friuli è popolato di macàcos, macachi, dal nome di note scimmie che la lingua friulana non stima particolarmente. Macachi sono i politici che non riescono ad individuare un assetto diverso alla regione, macachi sono i mistificatori della realtà, macachi sono quelli che ogni dieci parole nominano “la legge 482 del 1999” dopo non aver fatto nulla, nella loro vita, per giungere alla sua approvazione, macachi sono quelli che costruiscono piccole fortune sui contributi di mamma Regione per “doprâ il furlan”.
Il macaco, come si può vedere, può essere anche furbo, può fare fortuna o ricoprire cariche importanti. Fatto sta che macaco è e macaco resta, anche se nessuno ha la lealtà di dirlo. Un dato che lo contraddistingue è l’assoluta mancanza di coraggio. Il macaco è un codardo, si accontenta di vivacchiare per se stesso senza costruire per la collettività e “nidifica” ove la critica non esiste e ci sono macachi più macachi di lui pronti a giurare che lui è un macaco che vale.
Ma vi sono anche macachi testoni, emarginati dal branco e dalla comunità, rimasti soli a mettere il dito nella piaga dell’imbarbarimento e della rozzezza della politica locale. I macachi appartenenti a una riserva unica, quella della coerenza. Macachi che vedono, sentono e parlano e che nessuno ha mai neppure tentato di corrompere, offrendo denaro o altre prebende, per renderli macachi omologati.
Senza grandi mezzi, forse, ma con idee e coraggio da vendere per infilzare punte di spillo nei floridi sederi dei nostri cugini macachi. Macachi dispettosi, insomma, macachi che non si arrendono mai in nome della libertà di espressione.
Ogni settimana i nostri lettori troveranno una o più “macacàdis de setemane”. Notizie, perlopiù tratte dagli organi di stampa regionali, su cui meditare, contrasti dissonanti e stridenti tra cose che si verificano oggi e notizie di un passato recentissimo oppure remoto. Ma anche improvvisi cambi di direzione di protagonisti della politica locale. Ma anche vere e proprie stupidaggini politiche sulle quali meditare e quindi “macacàdis” nel vero senso della parola.
Insomma “macacadis”, fatti incompatibili con l’onestà intellettuale sui quali l’informazione regionale resta “sorda e grigia”.
Non esiste, infatti, una critica giornalistica politica. Nessuno ha il coraggio di commentare, nessuno ha il coraggio di mettere in luce bassezze e contraddizioni della vita e, soprattutto, della politica locale d’oggi. Noi ci proviamo.
Alberto di Caporiacco

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