SAN MICHELE AL TAGLIAMENTO Cresce il numero di coloro che non vogliono cambiare regione
«Friuli? Meglio stare con Venezia»
E c'è anche chi pensa di creare due Comuni come già avvenne per Latisana e Lignano
San Michele al T:

Ben venga il recupero della "friulanità", ma restando nel Veneto. In provincia di Venezia. «Il territorio di San Michele a nord della Litoranea forse - spiegano quanti si oppongono al cambiamento dei confini - che si sente tanto friulano, lo si potrebbe anche lasciar andare, ma Bibione assolutamente no!». «Vuoi mettere - dice Francesco Panzarin, presidente dell'Apt Bibione Caorle - scrivere nei nostri depliant promozionali all'estero "Bibione lineetta Venezia" e "Bibione lineetta Pordenone"? Non si discute».

Ed è proprio a Bibione che il movimento dei venetisti ha la sua roccaforte, e proprio in questi giorni sta lanciando la controffensiva per impedire il passaggio sotto il Friuli . «Bibione - ricorda Gianni Clementi, presidente di Bibione spiaggia, la società che gestisce la quasi totalità dell'arenile bibionese - è stata fatta da trapiantati veneziani che continuano a sentirsi tali: io, Panzarin, presidente dell'Apt, e i massimi imprenditori bibionesi, Franco Basso e Paolino Tonussi, siamo tutti di San Stino. Per noi è irrinunciabile che Bibione debba restare sotto Venezia e il Veneto, nonostante siamo stati trattati malissimo. E non solo perché Bibione si vende meglio con il marchio Venezia».

«È indiscutibile che la parte alta del Comune si senta friulana - ricorda Panzarin - e se si potesse creare due Comuni, come è stato fatto a suo tempo, al di là del Tagliamento, con Latisana e Lignano, potrebbe guadagnarne sia Bibione che il resto del territorio: Bibione potrebbe reinvestire interamente in spiaggia i 12 miliardi di vecchie lire di Ici che il Comune incassa dal suo patrimonio immobiliare e l'altra parte del Comune potrebbe concorrere ai finanziamenti europei da cui è restata esclusa proprio a causa della presenza di Bibione».

«Questi discorsi sulla friulanità - dice Marco Michielli, presidente degli albergatori bibionesi - di questa presunta volontà di San Michele di andare sotto il Friuli ci sta creando danni enormi nei rapporti con la nostra Regione di appartenenza: Il Veneto». «Il cane di due padroni - ricorda Panzarin - rischia di morire di fame». «Ma quale vantaggio - sostiene Diego Lorenzon, vicepresidente Unindustria e presidente della Apmi (Associazione piccole e medie industrie) - anche da un punto di vista economico potremmo mai avere con il passaggio in Friuli ? Non certo quello della regione speciale, visto che con il federalismo saranno eliminate certe differenze; e neppure per la benzina visto che fra poco la Slovenia entrerà nell'Unione europea. Il Veneto è una Regione che fa 5 milioni di abitanti, più della Croazia e Slovenia messe assieme. Solo la provincia di Treviso fa un pil equivalente alla Grecia. No, basta ripartire equamente i proventi prodotti per esser più che autosufficienti».

Maurizio Marcon

Articolo tratto da Il Gazzettino del Friuli del 27 luglio 2003