Primo maestro dell'horror
friulano
Riflettori su Lorenzo Bianchini autore del
lungometraggio Lidrîs cuadrade di trê
| Raramente
la prima proiezione pomeridiana riempie la sala del Ferroviario, tanto
meno di luned'. Eppure l'11 febbraio 2002 è accaduto. E alla seconda delle
20 hanno dovuto mandar via gente. Per due giorni la compassata platea del
Cec si è trasformata in una straripante succursale del Malignani: le
poltroncine blu erano stipate di professori, studenti, genitori. Tutto
l'istituto di viale Leonardo da Vinci, preside in testa, è corso a vedersi
sullo schermo, dove si proiettava Lidrîs cuadrade di trê (Radice quadrata
di tre), << il primo lungometraggio horror friulano>>. E da applaudire il
suo autore, Lorenzo Bianchini regista dal 1997 e già premiato due volte
alla Mostre dal cine furlan.
Udinese, 33 anni,
quattordici dei quali trascorsi al Malignani (nel '87 si è diplomato in
elettrotecnica e dal '92 è assistente nel laboratorio audiovisivi della
scuola), Bianchini è da sempre appassionato di vampiri, lupi mannari e
spiriti inquieti. Aveva sì o no 8 anni (erano ancora i tempi di... E dopo
Carosello tutti a nanna!) quando rimase spaventato e affascinato
sbirciando di nascosto un film-tv francese, <<Belfagor, il fantasma del
Louvre>>. Poi ha visto Il villaggio dei dannati, il Frankenstein, con
Boris Karloff, del 1931 e tanti altri classici. Così è nata la passione
per il genere e con essa, telecamera alla mano, la voglia di provarci. La
partecipazione dell'I.T.I. è stata coinvolgente. << Il preside Illusi mi
ha dato carta bianca. Il suo successore, Lorenzo Amat, ha collaborato,
come pure i professori, alcuni dei quali compaiono tra gli attori, assieme
a due bidelli >>. Così è nato il film "autoprodotto", cioè fatto in
economia. <<Sì sono offerti tutti gratuitamente: oltre a Pittuello per la
sceneggiatura. Ivano Scialino per la fotografia, Flavio Zanon e Adriano
Giacobbini per la musica e gli effetti sonori. E i tre bravi protagonisti:
Massimo Pividore, che viene dall'Accademia Nico Pepe, Alex Nazzi, un
"artista di strada" che fa il mangiafuoco, e Thomas Marcuzzi, che lavora
come maschera al Cec>>. E sarà ancora parlato in marilenghe? << Sì ritengo che ciò renda un film più vero, più nostro. E poi credo nella lingua friulana, nelle iniziative per rivalutarla. Ho anche chiesto i contributi regionali previsti dalla legge di tutela. Sa, non posso più pretendere che lavorino tutti gratis...>>. Mario Blasoni Articolo apparso sul Messaggero Veneto del 25 febbraio 2002 |